martedì 30 giugno 2009

Nadir e Viareggio: due disgrazie che "si potevano evitare"

Nadir Gismondi era un ragazzo di Imperia, 23 anni. Si è tolto la vita perché a un controllo dei carabinieri, a poche centinaia da casa sua, è risultato avere lo 0,2 in più tollerato all'etilometro. Ha chiamato il padre per farsi portare a casa: multa di 285 euro e sequestro del mezzo. Aveva paura che il tutto potesse compromettere la sua entrata permanente nei Vigili del Fuoco. I carabinieri lo hanno assicurato: la fedina penale sarebbe rimasta linda. Ma quando è arrivato a casa si è sparato un colpo di pistola, regolarmente denunciata.
E mi domando come si può morire per 0,2 milligrammi in più di alcol nel sangue. I carabinieri, appena saputo del fatto, si sono precipitati in ospedale per star vicini alla famiglia. Probabilmente se avessero saputo che a volte fare il proprio dovere fino in fondo, può portare a questi drammatici finali, avrebbero lasciato andare il ragazzo, magari a piedi, senza fargli la multa.
Ieri sera intorno alle 23, sulla provinciale della collina in fronte a casa mia, una macchina sfrecciava ad altissima velocità e per più di due minuti ho sentito stridere gli pneumatici sull'asfalto, nelle curve. Speravo che quei carabinieri fossero alla fine della discesa, per poterlo fermare e stracciargli la patente sulla faccia. Ma non è successo. Il tipo è libero di continure a far cazzate notturne.
A Viareggio sono morti in tredici: un treno merci deraglia, urta un carro cisterna carico di GPL e succede il finimondo. Questa è la versione ufficiale.
E se sul treno merci ci fossero state scorie radioattive o qualcosa di ancora più pericoloso?
Sono tragedie che "si potevano evitare", ma che continuano a succedere.
A me infastidisce un po' il voler essere sempre presente di Berlusconi: magari qualcuno dirà che lo fa per stare vicino ai familiari delle vittime, ma invece di aggirarsi tra macerie post terremoto e post esplosioni, non farebbe meglio a starsene a Palazzo Chigi a pensare veramente al bene dell'Italia? E magari, oltre a pensarci, fare qualcosa di concreto?

venerdì 26 giugno 2009

La scuola, la Gelmini e il 68

La Gelmini due giorni fa ha detto: "Finita la scuola buonista del '68".
In queste brevi considerazioni ce n'è per lei e per gli studenti di oggi, non me ne vogliano questi ultimi.
Oggi ho appreso per radio che dopo un'ora circa la traduzione del pezzo di Cicerone per la maturità era già su internet.
Uno studente, intervistato, ha detto: "L'ho copiato". A chi gli chiedeva come fosse possibile ha risposto dicendo che aveva inviato via mail il testo a qualcuno che dopo un po' glielo aveva rimandato indietro perfettamente tradotto.
Dopodiché l'autrice del servizio ha intervistato un responsabile di un sito che si occupa di queste furbate che.
Quando gli è stato fatto osservare che è rischioso inviare una mail dal luogo dell'esame, lui ha detto: "Lo so, ma la prova è difficile e vale la pena rischiare".
Siccome è da qualche anno che si sente dire che "dopo un'ora la soluzione era già su internet" alla Gelmini chiedo come sia possibile. E personalmente lo trovo vergognoso per tutti.
Sono uno di quelli che ha fatto l'esame di maturità un po' dopo il '68. A me e a tutti quelli come me, non arrivava aiuto via mail sul cellulare.
Se si era in difficoltà e un po' fortunati, al limite si poteva dare una sbirciata al foglio del vicino.
Questa faccenda mi ha fatto pensare ai cellulari vietati in auto: la legge c'è, ma continua a essere ignorata da moltissimi guidatori.
Solo che in un istituto scolastico dovrebbe essere più facile sequestrare i cellulari.
Eppure abbiamo un ministro che innova, ma non sequestra e degli studenti che si lamentano, ma che alla maturità copiano i compiti, non dal vicino di banco, ma da qualche esperto che glielo ha mandato ultra corretto.
Complimenti a tutti!

mercoledì 24 giugno 2009

Franceschini fa il verso alle BR

Lo scrive oggi su Libero l'ex agente Betulla, l'onorevole Renato Farina, quello che faceva la spia part-time, pubblicando notizie false in cambio di denaro e si aggirava furtivo nei pressi di Piazza Alimonda quando hanno ucciso Carlo Giuliani.
Il fatto che sia deputato è la dimostrazione che anche chi non lecca davanti, ma dietro, alla fine può farcela.
Vedete, purtroppo non ci sono solo vicende delle varie Noemi e D'Addario; Gelmini, Carfagna e Brambilla ministri; Bondi poeta ecc.ecc. In parlamento c'è anche questo personaggio che come minimo meriterebbe una querela.
Alla fine del suo articolo si legge: "Forse ci funzionerà poco l'attrezzo, ma gli attributi ce li abbiamo e forse persino cervello e coscienza".
Beh, al riguardo ho moltissimi dubbi.
Infatti l'ex spia scrive, riguardo a Repubblica: "Il Grande Fomentatore del tentativo extra democratico di condizionare il voto (ciò che con ben altri atroci mezzi fece Al Qaeda in Spagna l'11 marzo del 2004 per dar via libera a Zapatero) ora commenta così gongolando: "Il Cavaliere in frenata"".
A parte l'inesattezza, perché a quanto pare Al Qaeda c'entrava poco con gli attentati in Spagna, una persona con il cervello a posto farebbe un paragone di questo genere?
La stessa domanda vale per quando scrive, all'inizio del pezzo:"Le reazioni ai risultati, in queste prime ore, corrispondono alla formula "ritirata strategica". Si chiama così la tecnica militare e propagandistica del Partito democratico e dei loro soci. La formula fu inaugurata in questa epoca repubblicana dalle Brigate Rosse, quando si resero conto della sconfitta".

martedì 23 giugno 2009

Repubblica è un pericolo per la democrazia

Lo scrive alla fine del suo articolo l'ex compagno Sandro Bondi, ora poeta e Ministro, aggiungendo:


Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e hanno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto.

Mariuccia Ciotta scrive su il manifesto di oggi che Bondi, con il suo articolo, "chiede la chiusura di Repubblica" e termina:

In attesa di una risposta dagli organi di tutela della stampa, abbiamo anche noi una richiesta. Cancellare non solo virtualmente l'asterisco che informa sull'autore dell'articolo, ministro per i Beni e le Attività culturali.

Repubblica, all'articolo dell'ex mangiabambini che meriterebbe subito il Nobel per la letteratura, ha risposto così:

L'invettiva del ministro Bondi nei confronti di "Repubblica", ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale "un'insidia per la democrazia". Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un'insidia. I cittadini sono avvertiti. Quanto all'accusa di ignorare le repliche vogliamo rammentare all'onorevole Bondi che l'obbligo ai giornali di pubblicare qualsiasi lettera di ministri non è stabilito per legge. Almeno per ora.

Siccome il Poeta oltre a essere ministro è anche sensibile e ha imparato da tempo a comportarsi da vero liberale, in una nota, oggi risponde così:

Prendo atto con stupore e amarezza che Repubblica ha scelto di rispondere ai miei argomenti critici, svolti come di consueto, secondo un limpido ragionamento politico, omettendo di pubblicare una mia lettera di risposta, come ha fatto Ezio Mauro, e ricorrendo agli insulti come fa oggi Eugenio Scalfari. Quello che più mi sorprende è la qualifica che mi attribuisce di 'miracolato' altrimenti destinato a 'modesti mestieri'. Proprio lui che in gioventù fu un miracolato del fascismo, ligio giovane intellettuale prono davanti al corpo di Benito Mussolini e, in seguito, voltando gabbana, giornalista col piglio della politica tra i più rancorosi della sinistra, un misto di giacobinismo e di spocchia azionista, che in lui virano in un atteggiamento di inutile e sprezzante sedicente superiorità morale e culturale. Evidentemente, Scalfari non ricorda le parole di ben diverso segno che espresse nei miei confronti nel corso di un confronto pubblico che si svolse lo scorso anno a Cortina. Se devo però essere sincero, proprio in quella occasione fui colpito di trovarmi di fronte non, come immaginavo con certa emozione, ad una persona saggia e illuminata, bensì a un semplice giornalista che si atteggiava a filosofo e addirittura a teologo, ma in fondo animato soltanto da sentimenti meschini e livorosi. Le sue parole perciò, cariche di disprezzo e prive di nobiltà, rappresentano per me soltanto delle medaglie da appendere sul petto.

A Cortina lì per lì la neve deve aver avuto sul poeta l'effetto dell'LSD, poi il trip è finito e il sommo ha capito che davanti aveva un semplice giornalista.
Temo che prossimamente gli arriveranno nuove medaglie, talmente tante che non gli permetteranno più di galleggiare nella melma liberale all'amatriciana.

venerdì 19 giugno 2009

Vittorio, Silvio, la sinistra e la coca

Vittorio Feltri ha avuto una sconvolgente intuizione: l'arma segreta della sinistra da usare contro il premier, sarebbe la coca (ma volendo anche la pepsi). Sul suo quotidiano, che se non ci fosse grazie ai soldi nostri e a un fantomatico partito dei monarchici che gli permette di rubare ricevere soldi pubblici, bisognerebbe inventarlo, il nostro pastore antidroga, scrive:


"Silvio, occhio alla coca
Scommettiamo? Troveranno una ragazza pronta a dire che alle cene di Berlusconi compariva la droga. Così il tormentone contro il governo andrà avanti. E la camorra..."

Più in là dei puntini di sospensione non sono riuscito ad andare, ma si capisce che il nostro liberale dimezzato vive ancora nella monarchia, ai tempi dell'assenzio.
No perché io al limite quando ho letto quest'ultimo lampo di genio, mi sono immaginato le ragazze (escort o fiesta che dir si voglia) che esclamavano in coro: "Ma come, stasera la coca non c'è?!!"
E soprattutto il direttore del quotidiano più libero del mondo, ha dimenticato una cosa fondamentale: nel caso la sua intuizione dovesse rivelarsi azzeccata, dovrebbe sapere che al limite il premier sarebbe l'utilizzatore finale, e quindi, ciccia..la sinistra farebbe flop pure stavolta.
Vittò, ti dedico 'sti due video, forse ci arrivi.






mercoledì 17 giugno 2009

Inattività giustificata in Parlamento per Ghedini

Oggi il Secolo XIX pubblica la classifica dei parlamentari più attivi, tratta dall'indagine svolta da Openpolis, visibile peraltro sul sito Openparlamento.it che assegna i voti, da 1 a 10, ai parlamentari più attivi:



Si può notare che l'onorevole Niccolò Ghedini, l'avvocato del Premier, ha un voto vergognoso: 0,11.
Ma è più che giustificato perché passa il tempo a difendere l'utilizzatore finale.
Per chi se la fosse persa, cito un'altra recente dichiarazione dell'onorevole che, lo ripeto, è l'avvocato di Berlusconi:


Non è casuale che l’avvocato (Giommaria Uggias-ndr) che difende Zappadu sia un eurodeputato dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. C’è una doppia veste - avvocato e parlamentare - che non si dovrebbe confondere.

Ecco, quest'uomo secondo me, ha bisogno come minimo di un periodo di ferie, e meno male che sono finiti Ballarò e Annozero.

martedì 16 giugno 2009

Aiutalo, Silvio!


Deve averglielo chiesto in ginocchio. Poi quando si è alzato deve avergli chiesto se per favore poteva prendersi tre detenuti di Guantanamo e piazzarli da qualche parte in Italia.
Gli USA hanno bisogno di Lui (il datore di lavoro di Paragone che ha scritto un pezzo che se uno liberale non è, leggendolo, si converte all'istante).
E' bello notare come negli articoli di questi liberali stipendiati, anche se scrivono di Obama e di rapporti Italia-USA, finiscano sempre per sparare una cazzata che non c'entra niente su qualcuno del PD.
A tal proposito mi viene in mente, anche perché l'ho appuntato sul tumblr, la cazzata che ha scritto ieri il Farinelli di Belusconi, Mario Giordano:


[...] Come ciò sia possibile nelle condizioni in cui versano è difficile da immaginare (chi è la sentinella della democrazia? Ermete Realacci? Il prof Ignazio Marino, esperto in eutanasia? La Susan Boyle di Veltroni, Debora Serracchiani?). Ma tant’è: a volte le illusioni sono più forti della realtà [...]

Son cose che ti fanno sentir bene o perlomeno un po' meno cretino di tanti altri.

giovedì 11 giugno 2009

Le elezioni comunali a Imperia [II]

Sono debitore di una notizia a chi fosse interessato: le elezioni comunali nella mia città, dal mio punto di vista, sono andate piuttosto male.

Grazie Gheddafy!

La buona notizia riguardante Gheddafi è che questa sera Sky trasmetterà il film Il leone del deserto, proprio quello raffigurato in catene nella foto che il dittatore libico si è attaccato al petto per la sua venuta in Italia.



Ci sono voluti 28 anni, ma alla fine l'Italia ha tolto il veto al film.
Chissà se il Ministro La Russa ha riflettuto su quella foto, visto che ultimamente aveva dichiarato che la Libia la conosce bene, avendola girata per un paio d'ore, e che in quanto a diritti civili, là si sentirebbe tutelato come in Spagna.
Ora che ci penso magari ha fatto solo un giretto di due ore perché potrebbe esserci ancora qualcuno che, riconoscendolo, avrebbe potuto avere la tentazione di fargli fare la fine che i camerati hanno riservato al leone del deserto.

giovedì 4 giugno 2009

Le elezioni comunali a Imperia

Un motivo per cui ultimamente non rinfresco più questo blog è dovuto al fatto che nella mia città sabato e domenica si voterà per il nuovo sindaco.
In un posto così piccolo, con circa trentatremila votanti, si finisce per conoscere quasi tutti i candidati e non solo a sindaco, ma anche chi aspira a essere eletto consigliere comunale.
La corsa per la poltrona più importante è a quattro: Paolo Verda, appoggiato dal Pd, dall'Idv, da Rifondazione Comunista e da due liste civiche: "Con Imperia" e "La sinistra per Imperia"; Paolo Strescino, appoggiato dal Pdl, dalla Lega Nord e dalla lista civica "Imperia va avanti"; Tirreno Bianchi del Pdci e Fabrizio Gramondo dell'Udc.
A parte Tirreno Bianchi, conosco bene gli altri tre e di Paolo Verda sono amico dai tempi in cui si andava insieme per dischi alle fiere di Genova e Milano, per cui mi sono appassionato un po' in questa campagna elettorale, nella città del Ministro Claudio Scajola.
ll favorito, manco a dirlo, è Paolo Strescino, il più giovane dei quattro, che fino a pochi anni fa andava "a titolo personale" alle celebrazioni organizzate da Forza Nuova al cimitero di Oneglia, sulla lapide dei caduti della RSI, [come si può notare dalla foto che appare ancora su un sito locale di Forza Nuova: è quello in giacca e cravatta] e che due o tre anni fa mi ha minacciato di querela perché sull'altro blog avevo scritto che suo padre, quando veniva in ufficio dove lavoravo, salutava in una certa maniera.



Capite bene che l'idea di avere per cinque anni un sindaco così mi entusiasma poco poco, per cui, con il massimo rispetto per gli altri componenti delle liste che lo sostengono, preferirei che a vincere fosse un altro. E siccome reputo Paolo Verda persona seria, sincera e competente, preferirei che l'altro fosse lui, anche se le possibilità sembrano essere poche.
Staremo a vedere.
Nel frattempo auguro buon voto anche a tutti voi.