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lunedì 20 aprile 2009

Shooting Silvio

Lette le polemiche che ha suscitato recentemente per la messa in onda a opera di Sky, ho voluto guardare Shooting Silvio



e devo dire che, malgrado l'idea - per carità - non sia malvagia, il film non mi è piaciuto: l'ho trovato lento, anche se girato bene e con buona dose di originalità.
La figura che più mi ha colpito è stata quella di Sofia, interpretata da una splendida Sofia Vigliar.

Talmente splendida - soprattutto quando sta facendo il bagno e dalla schiuma spunta un seno a dire: "Ciao!" - che le ho chiesto l'amicizia su Facebook. Capita che ci si innamori di una tetta a prima vista e non si stiano a far troppi calcoli, no?! Tipo che lei potrebbe essere mia figlia (l'ho scoperto dopo, comunque) e che non me la ricordavo più dai tempi de "La stanza del figlio" e "Il Caimano" (di questo per forza, non l'ho mai visto).
Fatto sta che lei mi ha chiesto, giustamente, "Chi sei?"
Ora lo so che avrei potuto dirle che sono un produttore milionario (o fratello e comunque parente stretto), ma le ho detto chi sono: una merda qualsiasi. E che mi avrebbe fatto piacere averla tra gli amici perché la sua interpretazione (ho tralasciato la storia del bagno e della tetta che saluta) mi è piaciuta.
Mi ha ringraziato, ma non me l'ha data (né l'amicizia, né l'altra cosa che state pensando voi maialini).
Vista poi, come dicevo, la sua età, forse è meglio così: già sono nel mirino della polposte per motivi politici, non vorrei finirci anche per altri peggiori.
Comunque mando un "Ciao!" virtuale, a modo mio, alla splendida Sofia.

lunedì 25 febbraio 2008

Oscar 2008

"Non è un paese per vecchi", il film dei fratelli Coen tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy, ha vinto quattro statuette: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e attore non protagonista.


Ho letto il libro poco tempo fa e ho visto il film lo scorso venerdì: due gran bei lavori. Quando poi a una sceneggiatura così mettono mano i fratelli Coen, il risultato non può che essere grandioso per cui mi fa piacere che abbiano vinto.

giovedì 31 gennaio 2008

Io sono leggenda

Ho riletto quello che è universalmente riconosciuto il capolavoro di Richard Matheson.
Non so in questa, ma nella prefazione dell'edizione del 2003 Valerio Evangelisti, tra l'altro, cita due film tratti dal romanzo, prima di questo ultimo di Francis Lawrence: L'ultimo uomo della Terra e Occhi bianchi sul pianeta Terra.
Li ho visti per la prima volta qualche giorno fa e da quel che ho letto e sentito in giro, non so se andrò a vedere l'ultimo remake perché ho come la sensazione che non sia all'altezza.

mercoledì 2 gennaio 2008

Control: il film sulla vita di Ian Curtis

Su consiglio di Diderot, ho visto Control, il film sulla vita di Ian Curtis, il cantante dei Joy Division.
Siccome il film è in lingua originale (in Italia non è ancora uscito, ma nel resto d'Europa sì. Evidentemente ci meritiamo Boldi e De Sica), per capirlo meglio ho letto prima la biografia scritta nel 1995 da Deborah Curtis (moglie di Ian) e uscita da noi l'anno dopo per la Giunti: "Così vicino, così lontano".
Ho anche riascoltato per l'ennesima volta, ma dopo tanto tempo, i due dischi dei Joy Division e ne ho approfittato per togliermi alcuni dubbi che mi erano venuti all'epoca e che poi sono rimasti lì, in un angolo del cervello, pronti a saltar fuori alla prima occasione.
Il film, in bianco e nero, è stupendo e gli attori sono da Oscar: è incredibile la somiglianza tra l'attore Sam Riley e Ian Curtis. Riley deve essersi visto e rivisto certi video dei Joy Division perché nel film riesce a interpretare Ian Curtis in maniera impressionante, soprattutto nei pezzi in cui il gruppo è "on stage". E pare che i pezzi siano proprio suonati dagli attori.
Samantha Morton, che interpreta la moglie di Ian è semplicemente meravigliosa.
Il film, sebbene sia tratto proprio dalla biografia scritta da Deborah Curtis (che è anche co-produttrice), tralascia alcune cose di non secondaria importanza, secondo me. Ian Curtis non è stato un buon marito e neppure un buon padre. Aveva chiesto quasi per gioco di sposarsi e poi di avere un figlio, poi era nata Natalie che in braccio al padre è stata di rado. Ian e Deborah erano una coppia davvero giovane: entrambi del 1956, quando si sposarono non erano neppure ventenni.
Ma Ian Curtis era più che scusato: l'epilessia e le medicine che prendeva per curarla l'avevano portato a un punto di non ritorno e in quasi tutti i suoi testi c'è, detto con il senno di poi, una specie di oscuro presagio. Tutto sommato Curtis l'aveva già confidato a Deborah quando erano ancora "fidanzati" che la sua vita non sarebbe durata molto dopo i vent'anni e aveva già tentato il suicidio prima della sera fatale.
Quando una persona decide di andar via così, senza dir nulla, è impossibile stabilire la causa che l'ha spinto al gesto estremo, fatto sta che Ian Curtis, quel 18 maggio 1980, dopo aver sentito The Idiot di Iggy Pop, mette la parola fine alla sua vita.



Unknown PleasuresCloserLove Will Tear Us Apart

Unknown Pleasures, il primo LP dei Joy Division, era uscito nel giugno del 1979 e Closer uscì poco dopo la sua morte, nel maggio 1980.
I due dischi sono pressoché universalmente riconosciuti come capolavori (nel vero senso della parola, perché ultimamente si dice "capolavoro" con troppa leggerezza).
Dopo la morte uscì anche Love Will Tear Us Apart: un EP che contiene anche These Days.
Quello che m'incuriosiva di questo EP e di Closer erano anche le copertine: due foto scattate al Cimitero Monumentale di Staglieno (Genova).
Mi domandavo come potevano essere finite sulle copertine di quei dischi dal momento che, oltretutto, i Joy Division non avevano mai messo piede in Italia pur avendo suonato, durante un tour, in Belgio, Germania e Olanda (al mitico Paradiso). Ebbene, le foto erano state notate da Peter Hook (il bassista) sulla rivista Zoom che conteneva un servizio sul famoso cimitero di Genova e due di queste furono usate per le copertine di Closer e Love Will Tear Us Apart (che è stato pure l'epitaffio che Deborah ha voluto far scrivere sulla tomba del marito).
L'altro dubbio non sono riuscito a togliermelo: avevo trovato una copia di Komakino (un EP flexi col vinile rosso contententi le canzoni Komakino, Incubation e As You Said) per un amico e non sono mai riuscito a capire se fosse o no una copia originale.
Ne riparleremo tra vent'anni.

domenica 11 novembre 2007

The Wicker Man

Ieri sera ho guardato un film molto interessante:
"The Wicker Man" di Robin Hardy, del 1973.


Ci sono arrivato perché girando in internet ho trovato la colonna sonora del film, di un tal Paul Giovanni e la misteriosa band "Magnet", così mi sono procurato entrambi.
Il film non è mai stato distribuito in Italia e solo qualche anno fa è stato presentato al Bergamo Film Meeting. Eppure in Inghilterra è considerato un cult movie e nel 2004 la rivista inglese Total Film l'ha nominato il sesto miglior film di sempre.
E' la storia di un poliziotto scozzese ultracattolico che per via di una lettera anonima in cui lo si avverte della scomparsa di una bambina, si reca in una remota isola delle Ebridi, Sommerisle, dove si scontra con una comunità che pratica strani riti pagani.
Dico subito che il film non è poi così tanto horror, ma che mi è piaciuto assai: la figura di Christopher Lee è sempre inquietante e Britt Ekland era molto bella (anche se il suo ballo nudo pare sia eseguito da una controfigura).
Più che altro (te pareva, sennò mica ne scrivevo!) lo trovo un film psichedelico, ma di tipo folk. Certe visioni, certi personaggi, come potrei definirli diversamente? Per capirci, a me era piaciuto molto anche "Tir Na Nog" (e guarda caso nei settanta c'era un duo musicale che si chiama così e che in gaelico significa "terra dell'eterna giovinezza") un altro bel film folk girato da quelle parti.
I riti, le ballate, la tradizione di quei posti mi hanno affascinato e hanno ispirato molti musicisti, primo fra tutti, direi, Van Morrison.
E Paul Giovanni ha fatto una colonna sonora molto folk, con canzonette del tipo "Ho messo la mano sul tuo ginocchio e tu mi hai chiesto di andare avanti" oppure "Ho la padella rotta perché tanti chiodi sono stati piantati, prova a vedere se con il tuo riesci ad aggiustarla" e con altre più "rock".


Mi sono messo alla ricerca di notizie su questo a me finora sconosciuto Paul Giovanni e ho trovato che in effetti era nato negli USA, ad Atlantic City e poi si era trasferito in Inghilterra perché il regista Hardy lo voleva a comporre la colonna sonora.
In una intervista del 1974 a Cinefantastique, Paul Giovanni spiega bene come è arrivato alla composizione: attraverso gli studi delle tradizioni e dei canti popolari composti nei secoli scorsi.
Paul Giovanni è morto di Aids nel 1996, era attore di teatro e questo risulta essere il suo unico disco che è diventato oggetto di culto per i collezionisti.
Non sbattetevi più del dovuto per cercare il disco, ma se vi riesce guardate il film.

venerdì 27 aprile 2007

Mio fratello è figlio unico

Ho letto per la prima volta di questo film quando lei mi ha lasciato un commento menzionando solo Accio e Manrico.
Il resto l'ha fatto Google.
Poi ho iniziato a cercare recensioni, ma in nessuna ho trovato scritto che il titolo è pari pari a quello della famosa canzone di Rino Gaetano, un cantautore ultrasottovalutato degli anni settanta.
Capirai, erano tutti impegnati, per le strade si sparava, e Rino Gaetano non lo prendeva in considerazione nessuno.
Neppure io, lì per lì.
Poi l'ho rivalutato perché ridendo e scherzando diceva cose intelligenti.
E infine ho trovato l'intervista a Daniele Lucchetti "[...]Mentre ci stavamo lambiccando il cervello per scegliere il titolo, io ho acceso il mio iPod, abbiamo sentito la canzone di Rino Gaetano 'Mio fratello è figlio unico' ed abbiamo deciso che quel titolo sarebbe andato benissimo per il film.[...]"
Il film ancora non l'ho visto, ma la canzone ve la propongo con sommo piacere.


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lunedì 23 aprile 2007

Alberto Grifi è morto

Alberto Grifi, 68 anni, massima espressione del cinema sperimentale italiano, è morto ieri a Roma. Aveva 68 anni. Tra le sue opere più note La verifica incerta (1964, presentata da Eco nel Nome della Rosa e considerata da Ghezzi la progenitrice di Blob), collage dissacratorio dei film hollywoodiani Anni 50, e Anna (1972-75) cult movie della cultura alternativa post sessantottina.
La Stampa - 23 aprile 2007 -

Di "Anna" avevo scritto qua.
Link

lunedì 5 marzo 2007

Un premio a Alberto Grifi

Circa un anno fa avevo scritto questo post e poi Velenero aveva raccontato un aneddoto sul suo blog.
Apprendo da Il Manifesto che domenica 11 marzo Alberto Grifi sarà premiato a Roma dalla Festa del Cinema, per tutta la sua opera.
Un motivo di più per invidiare i romani e un invito agli amici della capitale di andare ad assistere, potendo.
La notizia è qua.

lunedì 26 febbraio 2007

Non è mai troppo tardi

Era ora: dopo svariati capolavori (Mean Streets, Taxi Driver, Casinò, Gangs Of New York e L'ultima tentazione di Cristo, tanto per citarne qualcuno)
Martin Scorsese ha vinto l'oscar come miglior regista con The Departed (che ha beccato le statuette anche per il miglior film, montaggio e sceneggiatura non originale).


Infernal affairs, a cui Scorsese si è ispirato, è un bel film, ma The Departed ha un altro ritmo e una colonna sonora niente male con pezzi, tra gli altri, degli Allman Brothers, Rolling Stones, John Lennon e questi Dropkick Murphys, band di Boston che suona post punk miscelato a folk celtico in questa "I'm Shipping Up To Boston".


giovedì 4 gennaio 2007

Pubblicità

Ultimamente il bel Mel riesce sempre ad avere un sacco di pubblicità gratuita quando escono i suoi film.
Era già successo con "La passione di Cristo": aveva fatto talmente tanto rumore che mi era passata la voglia di andarlo a vedere.
Adesso sta succedendo la stessa cosa con il suo ultimo lavoro, "Apocalypto".
L'ultimo film di Mel Gibson infatti è già accusato di plagio e di essere troppo violento per permetterne la visione a tutti.
Magari hanno ragione i "censori": loro il film l'hanno già visto, io no, ma per quanto mi riguarda, credo che farò come per "La passione di Cristo": non lo vedrò nell'immediato.

lunedì 18 settembre 2006

Sensazioni

Sabato, al Vittoriano di Roma, nell'ambito del Festival dei documentari che durerà fino al 29 settembre, è stato presentato, fuori concorso,«L'Alieno. Conversazioni con Lasse Braun» di Francesco Barnabei.
Ho sentito la notizia di sfuggita alla radio e ho controllato meglio in rete: Lasse Braun (alias Alberto Ferro) è considerato il padre della pornografia moderna, colui che si è fatto portavoce della libertà sessuale in Europa e negli States.
Continuando nelle ricerche scopro che il suo film più noto è Sensations, che al Festival di Cannes del 1975, fuori concorso, ha fatto scalpore e che in seguito ha incassato più di Gola Profonda.


Qualcuno penserà che ho scoperto l'acqua calda, qualcun altro penserà che mi son dato ai porno. Niente di tutto ciò, il punto è un altro e tra poco ci arrivo.
Mi procuro il film (le vie dell'etere sono infinite) e lo guardo.
Lo crediate o no, non sono un esperto di film porno. Nella vita ne ho visti pochissimi (quelli con Karen Schubert mi piacevano assai) anche perché hanno tutti la stessa trama.
Eppure questo Sensations è girato bene e lo definirei un film porno-psichedelico (e te pareva. Eppure le atmosfere sono quelle: gente fuori di melone che usa cocaina e che va a vedere mostre allucinanti a Amsterdam, il paradiso della psichedelia per eccellenza).
Il fatto è che quello che mi ha colpito del film, non sono le attrici né le scene di sesso, bensì, udite udite, la colonna sonora.
Sì, proprio lei: pezzi di progressivo niente male, con voce femminile, flauto e chitarra un pò distorta, tastiere ecc. Tutti buoni ingredienti amalgamati niente male: pezzi "tranquilli" e altri più "heavy". Insomma: una bella sorpresa.
Ho ricominciato a fare ricerche per saperne di più perché di solito le colonne sonore dei film porno non vengono incise su disco. Immagino che prendano un pezzo qua, uno là e li mettano insieme giusto per il film.
Epperò volevo approfondire, cercare da dove venivano e chi li aveva suonati, trent'anni fa, quei pezzi.
E scopro che esiste il disco! Non essendomi mai interessato alle colonne sonore (dal punto di vista collezionistico), non ne sapevo assolutamente nulla, eppure il disco c'è e ha pure una bella copertina:


Due anni fa è stato venduto a 322 dollari su eBay e a 275 euro su un sito francese.
Anche se li avessi, in questo momento non saprei neppure dove trovarlo.
Purtroppo del disco si riescono a conoscere solo i titoli dei pezzi, l'autore della musica (che è un certo Richard Moore) e il nome della cantante (che è una fantomatica Penelope Peanuts).
Nessuna notizia su chi ci suona.
Ed è questo che interessa al sottoscritto.
Ovviamente sarei felice di trovare qualche buona anima che me lo registri (su CD non è mai uscito), ma non mi aspetto tanta manna, mi basterebbe sapere chi ha suonato quella colonna sonora.

mercoledì 12 luglio 2006

United 93


Prima di andare a vedere questa cazzata (o anche dopo, l'importante è che lo facciate) guardate Loose Change: lo trovate su Arcoiris.
Peccato che nel trappolone ci sia caduto anche Film TV.

venerdì 24 febbraio 2006

Anna e Alberto Grifi

Solo oggi ho il tempo di scriverne, e come al solito a illuminarmi è Diderot, perché da Il Manifesto mi era letteralmente sfuggito.
Da lui copio e incollo quanto segue:
"Alberto Grifi, nato a Roma nel 1938, è unanimemente considerato da critici e studiosi uno dei primi e tra i più importanti autori di cinema sperimentale in Italia. Con alcuni suoi film – La verifica incerta (1964), Anna (1972-75) – ha scritto delle pagine fondamentali del nostro cinema, conosciute ed apprezzate anche all'estero. Le sue condizioni di vita però sono tragicamente peggiorate negli ultimi anni. (...) Aggiungi la tua firma a questo appello affinché il Comune di Roma si attivi tempestivamente per trovare una soluzione. E a Alberto venga concessa la Legge Bacchelli. Invia una e-mail a: info@barbaranocinelab.it. "
Nel 75 avevo vent'anni e per la verità di Alberto Grifi ne sapevo poco.
Del film "Anna" lessi nel gennaio 1976, sul numero 1 del terzo anno di vita del mensile "Gong" che sono andato a tirare fuori dal baule quando ho letto il post di Diderot e di seguito riporto quanto scritto in quell'articolo di Enzo Ungari.
E' un post lungo, ma spero che a qualcuno faccia piacere leggerlo.
“Ne hanno parlato tutti. Raramente un film ha suscitato tanta eco nei mezzi di comunicazione di massa e trattandosi di un film realizzato al di fuori dell'industria, non destinato almemo per ora alle sale pubbliche, la scena è abbastanza nuova da giustificare alcune riflessioni e questa testimonianza.
Cominciamo dall'inizio. Un regista di film sperimentali, Alberto Grifi, ex principe dell'underground italiano, vittima della repressione durante il periodo più cupo della caccia ai fumatori di hashish, viene chiamato un giorno da un attore, Massimo Sarchielli, compagno di strada e di piazza anche lui, a cavallo fra Italia e Stati Uniti, stanco di fare il cinema e il teatro tradizionali. Sarchielli ha conosciuto a Piazza Navona Anna, sedicenne drogata e incinta, fuggita da cento riformatori, sopravissuta a quindici tentativi di suicidio, oscillante continuamente tra depressione e catatonia. La ospita, si prende cura di lei, comincia a interessarsi a lei. Sarchielli decide di fare un film, a partire da un brogliaccio di appunti. Grifi accetta di collaborare, come tecnico e come poeta. Dopo qualche tempo abbandonano la cinepresa e un certo numero di idee precostituite. Cominciano a registrare col videoregistratore, a catturare anche le occasioni, i momenti imprevisti, ad allontanarsi dalla traccia che si erano prefissi di seguire.
Anna partorisce. Vincenzo, che dava una mano alla realizzazione, si è innamorato di lei e vuole occuparsi del bambino. Anche lui è entrato a far parte del film, ne è diventato un personaggio. Mano a mano che questo colossale psicodramma di cui tutti sono attori e autori al tempo stesso, va avanti, il rapporto fra Massimo e Alberto si fa più difficile, complicato, contraddittorio. In breve si allontanano uno dall’altro.
Anna se ne va: abbandona tutto, compreso il figlio e Vincenzo. L’ultimo nastro è proprio questo: Vincenzo solo che giudica Anna e il suo rifiuto che è diventato rifiuto della vita, della responsabilità e, in ultima analisi, della libertà. Ma anche Anna (il film) rischia di restare senza padre e senza madre. Per la frattura che si è creata tra loro, Massimo e Alberto si sono allontanati dal materiale: 11 ore di nastri.
Poi arriva un’occasione: Ulrich Gregor, che organizza una manifestazione all’interno del festival di Berlino, viene messo dal gruppo di Filmstudio, in grado di visionare il materiale e preso dall’entusiasmo offre il denaro sufficiente per trasferire su pellicola 16 millimetri almeno una parte. Anna diventa un film di 3 ore e 45 minuti, qualcosa fra la sintesi e l’antologia di quel flusso di avvenimenti più vasto che è contenuto nei nastri.
Arriva Venezia. Gli amici di Anna sono diventati tanti e la presentazione del film è sapientemente orchestrata. La stampa ne è entusiasta, compresi quei critici che giudicano Jodorowsky il massimo dell’avanguardia consentita. Gli equivoci attorno al film si addensano sempre di più. Anna viene esaltato, ma per ragioni sbagliate. Sarchielli, a ragione, si sente messo da parte. Grifi, che lo voglia o no, diventa per chi sta a Venezia l’autore del film. Il trionfo veneziano di Anna aumenta le difficoltà tra i due.
Filmstudio si offre di proiettare il film in una nuova sala, lo Studio 2, che è nata proprio per dare spazio a quel cinema che è solitamente emarginato.
Il film esce ed è visto da diverse persone per 4 settimane consecutive, a sala piena. I giornali di Roma gli dedicano lo spazio che di solito si riserva al Padrino o a Lo Squalo. Paese Sera parla di Griffith, Ejzenstejn, Rossellini e Godard. Cosulich scrive: «Si dice spesso, al sopraggiungere di un film memoriale, che esso ha la stessa importanza avuta a suo tempo da "La corazzata Potemkin", o dal "Calidari", o da "La nascita di una Nazione", o da "Roma città aperta" o da "Fino all’ultimo respiro". Di fronte a Anna questi paragoni non tengono. Si potrebbe, al più, confrontarlo con L’arrivo del treno alla Ciotat dei fratelli Lumiérè, cioè con l’atto di nascita del cinema.»
Alla fine il film è stato tolto, per un timore eccessivo di un possibile problema legale, ma anche per la frattura ormai profonda fra Grifi e Sarchielli.
Al di là del suo risultato poetico, se Anna è diventato un caso così importante sulla scena morta del cinema italiano è per la profonda trasformazione che essa fa subire al concetto di film e per la forza con cui fa accettare a un pubblico relativamente largo, in ogni caso non di specialisti, questa trasformazione.”

sabato 15 ottobre 2005

Dolcezza


Ho visto La fabbrica di cioccolato e mi è piaciuto soprattutto per la gran bella scenografia e naturalmente per la magistrale interpretazione di Johnny Depp.
Bellissimo il tributo a 2001 Odissea nello spazio di Kubrick. La scena degli scimpanzè che curiosano intorno al monolite, in questo caso rappresentato da una gigantesca tavoletta di cioccolato Wonka, è da culto.
C'è un elogio del senso di famiglia che non ho apprezzato molto e di Tim Burton prefersico Batman, Ed Wood e Mars Attack.