lunedì 8 ottobre 2007

Italiani

Quando vinciamo qualcosa siamo tutti italiani: si tratti di mondiale di biliardo o di un Premio Nobel per la Medicina.
Mario Renato Capecchi è nato a Verona nel 1937 e dopo varie peripezie, nel '46, all'età di nove anni, ha preso il bastimento con sua madre per l'America.
Ha vissuto, studiato e lavorato negli USA. E per fortuna, perché se fosse tornato nel paese natìo chissà a quest'ora cosa farebbe.
In Italia è venuto il maggio scorso e all'università di Bologna gli è stata conferita la laurea honoris causa in Biotecnologie mediche.
Ora: che tutti gareggino per sottolineare le sue origini italiane, fa sincera pena.

11 commenti:

Lupo Sordo ha detto...

In Italia uno diventa importante solo se è importante. Pare una cazzata, ma è così...

Cima ha detto...

Capecchi, un italiano a capocchia...

signor ponza ha detto...

E' stato così triste leggere la notizia su repubblica, per il modo in cui viene data più che altro.

sonounprecario ha detto...

Giah...fai caso anche perché ha preso il nobel, per quale sua ricerca.
In Italia manco avrebbe potuto farla (vedi Chiesa). Però di queste cose non si parla, siamo tutti bravi ad essere italiani nei momenti giusti.
Facciamo proprio...cagare, passatemi il termine...

guccia ha detto...

Come si più non quotare cima?
Quando capiremo che per lo sviluppo di un paese è necessario sostenere la ricerca? E non solo nei settori immediatamente remunerativi, l'italiano non ha la concezione dell'investimento a lungo termine (non c'è per il settore economico, figuriamoci per quello culturale che pure è fondamentale per lo sviluppo di un paese) ...

Dblk ha detto...

D'accordo con te. Ciao, Dblk

andrea opletal ha detto...

concordo.... però è un bel premio !

nandina ha detto...

E' italiano di nome, toh, possiamo concedere giusto questo :)

zefirina ha detto...

mica sottolineano il fatto che per fare ricerca ti tocca andare all'estero, come ben sanno mio genero e mia figlia!!!!!

Orazio ha detto...

...appunto!

dalianera ha detto...

E' un po' come salire sul carro dei vincitori. Sempre presenti, siamo.