venerdì 30 aprile 2010

Tra via Diano Calderina e via del Fagutale

Ci sono novità sulla questione che vede protagonista il Ministro Claudio Scajola: dieci consiglieri regionali del PDL esprimono tutta la loro solidarietà, il loro sostegno e la loro vicinanza al Ministro e aggiungono:

Noi conosciamo il nostro Ministro, ne conosciamo le doti morali e la correttezza istituzionale che da sempre contraddistingue il suo operato. Un vile attacco personale di cui il Ministro Scajola è vittima ed è trasceso in aggressioni famigliari che lascia ben comprendere il clima politico pesante nel quale il Governo è costretto ad agire. Non possiamo quindi esimerci dal chiedere al Ministro Scajola, punto di riferimento importante per la nostra Regione e per il nostro Paese, di continuare nella sua opera a sostegno della Liguria e del Paese senza farsi intimidire da questi attacchi ignominiosi che tendono esclusivamente a bloccare il percorso di modernizzazione intrapreso e portato avanti con la sua attività concreta e costante." [fonte]

Ecco: sui quotidiani letti in questi giorni non riesco a trovare "aggressioni famigliari" e se qualcuno di voi lettore saprà indicarmela, citando la fonte, ne prenderò volentieri atto.
Nel frattempo noto che l'informazione, più si sposta da ponente verso levante, più diventa completa.
Il Secolo XIX online, che nelle pagine locali non informa del fatto, oggi riporta la storia, peraltro già scritta da Il Fatto Quotidiano, Repubblica, il Corriere e svariati altri principali quotidiani, dell'acquisto del famoso appartamento a Roma in via del Fagutale 2, da parte del nostro Ministro.
Allora viene da chiedersi se anche il buon vecchio Secolone fa parte di quella schiera di giornali che secondo i magnifici dieci avrebbero sferrato un "vile attacco personale al Ministro".
Secondo me invece fa una cosa semplice che dovrebbero fare tutti: informa i lettori.
Sapere o non sapere conterà poco, ma almeno si sa.
E c'è di più. Per quello che possono valere i sondaggi online, il quotidiano di Genova ne inserisce uno in cui si chiede al lettore se il Ministro debba dimettersi o no.
Ed evidentemente anche il lettore, spostandoci da ponente a levante, pare dimostrarsi diverso e l'immagine parla da sola.
E se i magnifici dieci lo vedono, probabilmente sobbalzeranno sulla sedia:


Io non lo so se il Ministro debba dimettersi oppure no. So che c'è qualcosa che non quadra e che bisognerebbe che facesse chiarezza su questa vicenda.
Ho l'impressione di essere alle solite: passata la bufera di Tangentopoli, quando i protagonisti si scambiavano valigette piene di milioni al bar, giusto per far da contorno all'aperitivo, di recente si è tornati a quell'andazzo. I politici, e parlo di tutti, ma soprattutto di quelli che appartengono ai partiti di governo, sono tornati a quei tempi: fanno cavolate enormi, sparano cazzate al cellulare, infischiandosene di essere intercettati o beccati con le mani nella marmellata perché si sentono intoccabili. E questo non va bene: c'è serio bisogno di persone immacolate, serie e oneste, come i buoni vecchi padri di famiglia di una volta.
Qui c'è dell'altro.

giovedì 1 aprile 2010

Io, comunista, ho votato Lega

Riporto una lettera inviata a il manifesto e pubblicata ieri, 31 marzo 2010:


Sono uno studente universitario di 27 anni che si professa filocomunista, ma che domenica, al momento fatidico, ha posto una croce su Alberto da Giussano. Perché? Per diversi motivi: tanto per cominciare un partito comunista in Italia non c'è. Ci sono tanti partitelli bellicosi e fastidiosi che non andranno mai da nessuna parte. Poi, quando dico di essere filocomunista, intendo dire che credo nell'ideale economico, nella lotta di classe, non nelle tante battaglie post-sessantottine che sembrano essere diventate la principale preoccupazione della sinistra di oggi (non me ne vogliano gli omosessuali, ma preoccuparsi delle unioni di fatto oggi è come raddrizzare i quadri durante un terremoto...). Infine, la questione immigrati: il razzismo è sbagliato, ma anche il suo opposto lo è, e c'è poco da fare i buonisti, quando ti arriva un campo nomadi vicino a dove abiti, e guarda caso, in un mese vieni derubato quattro volte; o quando il tuo collega rumeno ti dice che gli italiani sono "schiene dritte" (falso, io mi sono sempre fatto il mazzo, me lo faccio tutt'ora e ne conosco tanti altri come me); o quando tua cugina ti racconta che nella sua classe, a maggiornza stranieri, si sente dare dell'italiana di merda. A cantare le lodi della società multiculturale sono capace tutti ma provate a scoprire come la pensa chi si trova a "godere" in prima linea di questi "benefici". Provate a scendere nei quartieri popolari, nelle periferie, nelle fabbriche, dannazione. Il razzismo è sbagliato, ma anche il voler tapparsi gli occhi davanti a un problema reale è sbagliato. Ora lapidatemi, datemi del razzista, del servo del padrone, dell'ignorante. So che molti di voi lo faranno. Ma se c'è qualcuno di mente aperta che ha davvero a cuore l'interesse del Paese, qualcuno che le elezioni ogni tanto vorrebbe vincerle e che non si accontenta di essere un bellissimo perdente, ecco, io mi rivolgo a quel qualcuno: pesa le mie parole, vienimi incontro. Fammi sentire la tua presenza nelle fabbriche. Fammi sentire capito, non criticato e messo dietro la lavagna, quando ti parlo del mio disagio con il rom che viene a rubarmi in casa. Fammi sentire che non ci sono soltanto i matrimoni gay e il diritto di voto agli immigrati, ma che ci sono anch'io, povero signor Rossi qualunque, che ha l'unica colpa di appartenere a nessuna minoranza etnica, sessuale o religiosa e che di conseguenza viene sistematicamente ignorato da quello che una volta era il partito dei lavoratori. Credimi, siamo in tanti a pensarla così
Un tradito

Grazie, Giacomo, per avermela segnalata. Mi ha fatto pure pensare a quel detto famoso: "Cun u cü di autri a semmu tutti bulicci"