domenica 16 luglio 2006

No man's land

Egli non è un Mito. E' un musicista che ha rifiutato il ruolo di pop star e ha slacciato i contatti con il mondo esterno. Si vede una volta alla settimana alla Lupus, sua casa editrice, a ritirare i diritti d'autore dei suoi dischi, che ancora vendono. Alle continue pressioni di chi lo vuole ancora in sala d'incisione, risponde: "Non so, vedremo, puo' darsi".
La realtà è che non vuole più comporre nè suonare, e se anche avesse composto qualcosa, non uscirà mai dalla sua mente. L'ultima esperienza, da musicista, l'ha avuta con le Stars, gruppo fondato da Twink (Tomorrow, Pretty Thing, Pink Faires). Lo spettacolo più importante fu al Corn Exchange di Cambridge, di spalla agli MC5, e fu una dimostrazione di totale mancanza d'insieme musicale. Da quel momento in poi, ritornò a coltivare funghi nella sua cantina, fece il vagabondo, provò a riscriversi alla facoltà di architettura, passò un certo tempo a New York chiedendo la carità.
Il suo capitolo con i Pink Floyd si chiuse dopo un esaurimento nervoso, e dopo continui tentativi di far musica modale non coinvolgendo o addirittura ignorando gli altri membri del gruppo. In una tournee inglese con Jimi Hendrix, i Nice i Move, passò la maggior parte del suo tempo isolato sul furgone del gruppo, e quando suonava, suonava cose incomprensibili anche al resto del gruppo.
Con i Pink Floyd suonò David 'O List, allora chitarrista dei Nice, poi fu chiamato David Gilmour, nel tentativo di far riprendere a Barrett i controlli. Fu per qualche tempo che i Floyd suonarono a cinque. In un concerto in Francia, Barrett abbandonò il gruppo, con la possibilità di ritornarci.
Le sue ultime composizioni di quel periodo furono Jugband Blues, autodiagnosi di schizofrenia, Scream Your Last Scream e Vegetable Man, un ritornello pazzo che ideò un'ora prima dell'ultima seduta di registrazione con i Floyd.
Jugband Blues viene pubblicata sul loro secondo album, A seacerful of secrets, con l'intervento di una banda dell'esercito della salvezza. Dicono le parole: "E' spaventoso che voi mi crediate qui/Devo veramente chiarirvi che non ci sono/E mi domando chi mai avrebbe potuto scrivere questa canzone".


Soltanto il chitarrista Gilmour poteva ancora comunicare con lui, e lo invitò a incidere un album sotto la sua produzione. Alle sedute Syd arrivava sempre sconvolto, e ci volle quasi un anno per stendere il suo primo "solo", The Madcap Laughs (La testa pazza ride). Era in buona forma, e compose con l'impegno con cui elaborò Jugband Blues. Per il secondo, Barrett, ci volle molto di meno. Non poteva incidere con altre persone, né aveva composto qualcosa di preciso. Restavano solo tre vie: lasciarlo suonare finché raggiungesse un motivo, incidere una base e cercare di fargliela sviluppare, o seguirlo in un'altra camera mentre incideva, il che era quasi impossibile. Vennero sfruttate tutte e tre e ne uscirono capitoli alquanto interessanti: Dominoes, Rats. Sono ballate cupe e sorde, sembra che tendano sempre allo stesso punto, invece, a detta di chi lo ha seguito non ci fu mai una minima coerenza con cui Barrett potesse svolgere i brani. Ne suonava uno e, un attimo dopo, non lo ricordava più. Si è rivisto un'altra volta in sala d'incisione. In una sovraincise una trentina di volte la sua chitarra prima di cantar le liriche che non aveva nemmeno preparato e ne uscì una confusione inascoltabile. In un'altra volle i nastri e li bruciò. E' da anni che Barrett progetta di incidere un terzo album da solo. Ma le canzoni che inventa non le esegue mai, nemmeno quando è solo. Ripete le cose di sempre cioè esecuzioni senza un filo logico spezzate a metà. O entra negli studi per uscirne un minuto dopo.
"Sono coperto dalla polvere e dalle chitarre. Volevo essere una stella ma il tempo mi ha lasciato e ho cambiato via. Sto scomparendo, cammino lungo un sentiero stretto, che mi fa arrivare sempre in ritardo..."
Roger Waters afferma: "E' difficilissimo seguirlo senza doverlo abbandonare e talvolta lo vorrei proprio lasciar perdere. Ma nessuno ci potrebbe guidare più lontano".
- Mauro Radice - Enciclopedia Pop - Celuc Libri - 1976 -

Con tutto il rispetto per Scaruffi, Bertoncelli, Arcana e compagnia bella, la migliore enciclopedia pop italiana.
Syd Barrett è morto la prima volta trent'anni fa (e con lui i Pink Floyd underground e psichedelici, poi sono arrivati i Pink Floyd cosmici e miliardari).
Pezzi come See Emily Play, Matilda Mother e Astronomy Dominé resteranno per sempre, mentre Effervescing Elephant e No man's land qualcosa volevano già dire.
Adesso Barrett è morto di nuovo, per l'ultima volta.
Lasciamolo riposare in pace.

3 commenti:

beppestarnazza ha detto...

Guarda, Ed, cogli nel segno e la tua impressione finale è anche la mia. L'idea che un personaggio come Syd Barrett abbia lasciato la sua vita terrena è come una falsa notizia, di quelle tirate fuori ad arte in un certo momento per smuovere indici di borsa sonnecchianti. Purtroppo è vera e il pazzo diamante non c'è più. Il poveretto, come hai ricordato, in realtà già dal '68 non è più stato tra noi e ciò che ha fatto di grande e geniale lo ha fatto prima, appena ventenne. Ho amato la musica di Syd (non dimenticherò mai di quando ascoltai la prima volta il singolo "It Would Be So Nice" e pensai: questa musica è spaziale, è nata con vent'anni d'anticipo!) e ovviamente quella dei Pink Floyd, però a un certo punto ho cominciato a chiedermi quanto di questo mito fosse autentico. Che Syd si giovasse (ahimè) di viaggi psichedelici per le sue geniali ispirazioni era cosa nota, che questo l'abbia portato in breve a superare la linea del non-ritorno anche. Che il resto della band abbia fatto ugualmente nella fase psichedelica è molto probabile ma quello che non sapremo mai è se loro abbiano fatto finta di non sapere che fine avesse fatto Syd per alimentarne il mito. Perchè a ben guardare, è sempre stato Syd, la gallina dalle uova d'oro per il gruppo. Non ultimo, la sorprendente coincidenza dell'uscita del "nuovo" dvd con grande battage pubblicitario da un paio di settimane (tra l'altro "Pulse" era l'arcinoto live edito in VHS dal 1994) con la scomparsa di Syd. Per fortuna Roger (Waters), l'altro pazzo diamante, ad un certo punto non ne ha potuto più di questa farsa e si è messo in proprio, con una dignitosa carriera solista. Poi li abbiamo rivisti insieme tutti quanti felici e contenti al Live8 l'estate scorsa ed è sembrato che cerchio che si chiudesse. Una riconciliazione col sapore dell'espiazione della colpa di non essere riusciti a salvare Syd? Senza rancore, sono solo pensieri ad alta voce. Goodbye, crazy diamond!

seamus ha detto...

Seguo i Pink Floyd dal 1978 e sono stato un fan di Syd.
Anche se mi ha fatto piacere vedere che Syd era nel cuore di molti, in questi giorni ho letto solo cose banali, risapute.

Grazie per aver scritto il post più bello ed interessante.

Seamus

Ed ha detto...

Grazie a te per essere passato a leggerlo, Seamus.