venerdì 19 febbraio 2010

Pulizie di primavera elettorali


La Stampa di oggi mi confonde un po' le idee. Su quello online, in home, titola con un virgolettato del Capo: "Pene più dure per la corruzione, fuori dal Pdl chi commette reati", ma poi con un click si arriva a "Berlusconi: "Pulizia nei partiti".
Sull'edizione cartacea il titolo di prima pagina è: "Giro di vite sulla corruzione. Berlusconi: pene più dure e fuori dai partiti chi commette reati”.
Quindi non si capisce bene se Berlusconi voglia far pulizia in casa sua, in quella degli altri, o dappertutto.
Nel primo caso la vedo dura perché il Pdl rischierebbe di fare la fine dell'Udeur in Campania. Ve lo ricordate? Quasi tutti arrestati e indagati. Si salvò Mastella che è vivo e lotta con noi, ma a Strasburgo, grazie al Pdl.
Nel secondo caso consiglierei al Capo di guardare prima in casa sua, e poi eventualmente in casa d'altri.
E' la solita boutade elettorale, purtroppo. Magari fosse vero: i partiti si snellirebbero, il Pdl sparirebbe dalla circolazione (o quasi) e in parlamento ci sarebbero un sacco di facce nuove.
Resta un problema. Il Capo vuole mettere fuori dai partiti chi commette reati, ma dove li piazzerebbe? In galera o a occupare poltrone altrove?

mercoledì 17 febbraio 2010

Cinque dita sopra gli altri

Non ho visto la prima puntata della duecentesima edizione del Festival di Sanremo, ma da quanto ho capito, questa deve essere stata la cosa più eccitante, dopo il duetto di Pupo con il Principe Emanuele Filiberto.

lunedì 8 febbraio 2010

Libri per caso




C'è una ragione per cui scrivo di questo libro, sennò non lo farei: non sono un recensore né tanto meno un critico di letteratura.
L'altra domenica, con alcuni amici, sono andato a San Biagio della Cima, un ridente paesino dell'estremo ponente ligure, dove nacque Francesco Biamonti per assistere alla premiazione dell'amico comune Marino Magliani che si è aggiudicato la prima edizione del premio Frontiere-Biamonti, sezione "Pagine di Liguria" per il suo romanzo "La tana degli alberibelli".
Quando siamo arrivati faceva freddo e ci è venuta voglia di un caffè, così siamo entrati nell'unico locale aperto, un ristorante di cui non ricordo più il nome.
Mentre eravamo al banco, ho riconosciuto Giuseppe Conte e non sapendo come rivolgermi a lui, l'ho chiamato "Maestro" (dottor o signor Conte mi suonava male).
Lui è apparso soddisfatto e si è unito per qualche attimo alla nostra compagnia, dicendo che ci sarebbe stata una bella festa per Marino.
Poi, arrampicandoci per le scalinate ai cui bordi i cani nei cortili ci salutavano anche troppo calorosamente, siamo arrivati alla Sala della cerimonia.
Era già strapiena, ma siamo riusciti a trovare posto a sedere. Tra le file di sedie si aggirava, munito di macchina fotografica, l'amico Alberto.
Prima dell'intervento di Marino ha parlato il professor Giorgio Bertone, che si è dilungato, ma senza annoiare, sul tema della frontiera Nord Americana.
Immaginavo che parlasse di Cormac McCarthy, per dire, ma è andato più indietro, citando più volte un libro poco conosciuto di Robert Louis Stevenson, questo "Emigrante per diletto - Attraverso le pianure".
Ne ha parlato in un modo così coinvolgente che mi è venuta voglia di leggerlo.
Solo che, chi mi conosce lo sa, quando a me viene voglia di leggere o vedere o ascoltare qualcosa, quel "qualcosa" è sempre di difficile reperibilità.
Ma stavolta sono stato fortunato: ne ho trovato una copia che aveva ancora il prezzo in lire, tra gli scaffali di una libreria che vende usato.
Ed è davvero incredibile come quel libro, scritto nel 1879, tre anni prima de "L'isola del tesoro", sia sempre sorprendentemente attuale.
Parla di emigrazioni, di viaggi pieni di speranza generalmente finiti in delusioni. Di clandestini che lasciano il loro paese per andare a cercare una vita migliore in un altro, lontanissimo da casa.
E parla anche di immigrazioni interne, di gente che, andando verso il West, incrocia treni diretti all'Est dai cui finestrini i passeggeri, evidentemente delusi, gridano: "Tornatevene indietro!"
Qui e qui ho riportato due brani che mi hanno colpito, trascrivo l'altro di seguito:


Ho il sospetto che noi, signori d'Inghilterra, che ce ne stiamo comodi a casa nostra, abbiamo idee molto inadeguate al riguardo. Il mondo è pieno di clandestini che se ne stanno nascosti nelle carbonaie e negli angoli oscuri, per apparire sul ponte, una volta che le navi sono in mare aperto, neri di carbone e rossi di vergogna. La carriera di questi vagabondi del mare è molto avventurosa. Possono rimanere avvelenati dai gas tossici del carbone, morire di fame nel loro nascondiglio; oppure, una volta trovati, possono essere arrestati, ignominiosamente messi in catene , e trasportati in questo modo alla terra rpomessa, il porto di destinazione, e da lì, ahimé, riportati al punto di partenza, dove saranno consegnati ai magistrati e alla solitudine di un carcere.

Ecco: posso dire che se non avessi sentito il prof. Bertone parlarne in quel modo, probabilmente non mi sarei mai interessato a questo libro. E sarebbe stato un peccato.